Il Grande Oriente ricorda Salvador Allende, il fratello presidente passato all’Oriente Eterno l’11 settembre 1973

Il Grande Oriente d’Italia ricorda il fratello Salvador Allende, presidente cileno, nell’anniversario della sua morte avvenuta l’ 11 settembre 1973, durante l’assalto al Palazzo della Moneta messo a segno dai militari golpisti fedeli ad Augusto Pinochet, che instauró la dittatura nel paese.

L’elezione a presidente

Allende era stato proclamato capo dello stato il  3 novembre 1970. Le urne gli avevano dato la vittoria con poco più del 36% dei voti, senza dunque la maggioranza assoluta. E per questo la sua investitura, in Parlamento, ebbe luogo grazie a un accordo, all’interno della coalizione di governo nota come Unità Popolare, composta, oltreché dal suo stesso Partito, il Partito Socialista, dal Partito Comunista del Cile, dal Movimento d’Azione Popolare Unitario (Mapu) (un partito social-cattolico nato da una scissione dell’ala sinistra del Partito Democratico Cristiano del Cile) e dal Partito Radicale. E questo malgrado le pressioni americane della Cia sul partito centrista per non consegnargli il potere.

La svolta cilena

Gli Stati Uniti, infatti, temevano che Allende potesse trasformare il paese in un alleato dell’Unione Sovietica: una cosa inconcepibile nella logica del mondo diviso in blocchi contrapposti della Guerra Fredda. Henry Kissinger, segretario di Stato americano, tra i più attivi nel tentativo di impedire e, poi, di ostacolare la presidenza Allende, nei giorni in cui il Cile scelse il proprio presidente ebbe a dire: “Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo”. Ma la svolta fu  inarrestabile.

Le riforme

Con Allende a La Moneda venne inaugurata la cosiddetta “via cilena al socialismo”, soprannominata anche “rivoluzione con empanadas e vino rosso”, per sottolinearne con un’immagine il carattere non-violento. Nel Paese venne avviato un programma di nazionalizzazione delle principali industrie, tra cui le miniere di rame. Nei primi anni di potere, Allende mise a punto anche la riforma agraria e la nazionalizzazione di banche e compagnie assicurative. Nel giro di poco, molte delle attività più importanti del Cile passarono in mano allo Stato. Sul piano sociale, invece, il presidente introdusse la garanzia di mezzo litro di latte al giorno per ogni bambino, incentivi all’alfabetizzazione, l’aumento dei salari, alcune tutele sociali, il prezzo fisso del pane, la riduzione degli affitti, la distribuzione gratuita di cibo agli indigenti e l’aumento delle pensioni minime. A questo, si aggiunse l’introduzione del divorzio e l’annullamento dei finanziamenti pubblici alle scuole private. Provvedimenti, questi ultimi, che crearono una forte opposizione da parte della chiesa locale. Le riforme volute da Allende in materia economico-industriale portarono il Paese a uno scontro civile molto aspro. Tanto che, alcune forze di opposizione, iniziarono a invocare l’intervento delle forze armate per riportare l’ordine.

 11 settembre 1973

Il clima incandescente si protrasse fino all’11 settembre del 1973 quando, di primo mattino, ebbe inizio il golpe militare guidato da Augusto Pinochet. che portó  alla morte di Allende che, come raccontato dal suo medico personale, Patricio Guijón, pur di non dimettersi come chiesto dai militari preferí togliersi la vita con un colpo di mitraglietta nel suo studio a La Moneda. Una circostanza mai comunque ufficialmente confermata. Il suo corpo venne sepolto, senza funerali, a Viña del Mar, sotto il falso nome di Eduardo Grove. Solo nel 1990, una volta terminata la dittatura, i suoi resti vennero recuperati e ad essi fu possibile rendere omaggio con un’imponente cerimonia pubblica a Santiago, prima dell’inumazione in un mausoleo nel cimitero della città.

L’iniziazione nel 1935

Nato a Valparaíso il 26 giugno 1908 da una famiglia benestante, Allende frequentó il Liceo Eduardo de la Barra e conobbe l’anarchico Juan De Marchi, calzolaio emigrato da Torino, che influenzó la sua formazione giovanile. Laureatosi in medicina all’Universidad de Chile, alla fine degli studi venne inquisito per motivi politici. Nel 1933, si avvicinó al nascente Partito Socialista Cileno, diventandone uno dei fondatori e assumendone dieci anni dopo, nel 1943, la segreteria. Nel 1938 venne eletto deputato e nel 1942 ministro della Sanità. Nel 1945 diventó senatore e poi presidente del Senato. “Io, Salvador Allende, di mia libera e spontanea volontà e sotto la mia parola d’onore mi offro come candidato alla Società Massonica, desiderando di essere utile all’umanità”. Con queste parole il futuro presidente cileno, destinato a diventare icona della sinistra mondiale e martire della libertà chiese di essere iniziato in Massoneria. La sua domanda venne accolta e la cerimonia si tenne alle 18,30 del 16 novembre 1935 nella loggia Progreso di Valparaiso, fondata dal nonno Ramon Allende Padin, che era stato Gran Maestro della Gran Loggia del Cile nel 1884. Allende aveva 27 anni. Cinque anni dopo, si trasferì a Santiago dove entrò nell’officina Hiram n. 65 alla quale appartenne fino alla sua tragica morte.

Il libro di Rocha

A ricostruire questo aspetto finora rimasto nell’ombra della storia personale del grande esponente politico cileno, è stato il libro “Allende massone. Il punto di vista di un profano” del giornalista cileno Juan Gonzalo Rocha, uscito dopo il successo in Francia anche in Italia con Mimesis, fortemente voluto dal Grande Oriente, con la prefazione del Gran Maestro Stefano Bisi, e presentato al Palacongressi di Rimini in occasione della Gran Loggia del 2015. Allende era dunque massone, autenticamente massone, e i principi a cui si ispirava nella sua azione politica erano improntati ai principi stessi della Libera Muratoria. Nei discorsi rivolti ai fratelli riconosce in sé tutta l’influenza dei valori di questa Istituzione, “né una setta né un partito”, che educa a un ricco umanesimo, alla tolleranza, al perseguimento dei principi di Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. Ed è anche un socialista che combatte contro le tentazioni discriminatorie ai danni dei massoni nel suo stesso partito. Su tutto ciò, con tanta ricchezza di documenti, la ricerca di Juan Gonzalo Rocha fa luce, dimostrando come “la presenza della Massoneria attraversa l’intera esistenza di Salvador Allende, dall’infanzia all’ultimo istante di vita”. Del resto, la storia della Massoneria nell’America Latina è sempre stata intrecciata con le lotte di liberazione nazionale e con il progresso civile dei popoli di questo continente. La correttezza democratica del “compagno Presidente”, la sua onestà politica e intellettuale portata al sacrificio della propria vita, fanno parte di questa storia, sono uno dei suoi più grandi capitoli. Sono il testamento di Allende, massone



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